Una scuola abolisce la partita di calcio

Discrimina le bambine!

Il manifesto affisso nella Scuola Media di Greve in Chianti.

Il manifesto affisso nella Scuola Media di Greve in Chianti.

Alle assurdità derivanti da una acritica accettazione della famigerata teoria del gender (che molti si ostinano a dire che non esiste!) non c’è evidentemente mai fine.

L’ultimo caso ci arriva da Greve in Chianti, in provincia di Firenze.

Nelle scuole medie di questo comune, tutti gli anni, alla fine dell’anno scolastico, si organizzava una festa con una partita di calcio.

Quest’anno, no. La partita è stata abolita. E di chi sarebbe la colpa? Della ormai onnipresente “discriminazione di genere”! E ci sarebbe anche una discriminazione dei ragazzi meno bravi.

Ecco alcune delle parole degli insegnanti, una ventina i firmatari:

«Quest’anno è stato deciso di non far coincidere l’ultimo giorno di scuola con la partita di calcio: una vetrina per pochi»…

«Siamo i vostri docenti e siamo chiamati a trasmettervi la forza del pensiero critico, il coraggio delle scelte difficili, il valore dell’uguaglianza e di tutte le diversità a partire da quella di genere»…

«Non possiamo e non vogliamo accettare di veder relegate le nostre più brillanti ragazze nel ruolo di passive cheerledears, non vogliamo che alla fine valgano ancora una volta e soltanto la prestanza fisica, l’abilità sportiva, l’egemonia culturale del calcio. Almeno non a scuola»…

«quelle che dovrebbero essere esaltate alla conclusione di un percorso di vita come la scuola media sono le menti eccelse fra voi, chi ha dimostrato rispetto e solidarietà per gli altri, che hanno lottato per l’impegno e la responsabilità: sono ragazzi e ragazze, fighi e non, sportivi e imbranati».

Dunque, c’è qualcuno che va esaltato: le “menti eccelse”… e gli altri?

«l’importanza che di anno in anno gli studenti e le studentesse hanno dato a questa partita conclusiva è divenuta sempre maggiore, esagerata: maglie costose, selezioni umilianti e una sistematica esclusione delle ragazze (nonché di quei ragazzi meno portati per il calcio) dal ruolo di protagonisti e protagoniste. Se una festa di fine anno ci dovrà essere, che sia davvero un momento di coinvolgimento per tutti e tutte, non l’ennesima occasione di esclusione, prese in giro competizione sfrenata, arrabbiature e delusioni».

Due considerazioni da fare.

La prima è che, se la scuola deve essere maestra di vita, è bene che insegni che nella vita normale c’è anche un minimo di competizione: in una qualsiasi selezione per un posto di lavoro, c’è sempre, alla fine, la scelta di colui o colei che si ritiene migliore, e l’esclusione degli altri.

La seconda è che, anche qualora si volessero condividere alcune fra le osservazioni degli insegnanti, non si vede perché bisogna abolire la partita. Si potrebbe benissimo organizzare qualcos’altro, per chi non è coinvolto nella partita. Ci potrebbero essere cioè più eventi, oltre alla partita, e ognuno parteciperebbe a quello preferito.

Ma sono tutte scuse. Altrimenti non avrebbero usato la parola “genere”, per parlare di esclusione, ma avrebbero usato la parola “sesso” per indicare l’esclusione delle bambine dalla partita.

Una partita a calcio fra maschietti: andiamo verso l’abolizione totale?

Dunque, quello che si vuole cancellare è la differenza sessuale.

Che si voglia abolire anche lo sport?

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