Patto di corresponsabilità

Due opinioni da conoscere

Abbiamo pubblicato nei giorni scorsi un avviso-popoup, circolante sui social networks, che invitava a non firmare il patto di corresponsabilità educativa contenuto nei programmi di indirizzo scolastici, ritenendolo un pericolo. Era questo:

Patto di corresposabilità

A tal proposito, pochi giorni fa il Comitato Genitori Trieste ha pubblicato un articolo che invece ne sottolinea l’utilità come strumento di conoscenza e possibile corretto rapporto dei genitori con le componenti scolastiche, dirigenti e insegnanti. Ci pare interessante, e ve lo proponiamo anch’esso.

A PROPOSITO DEL PATTO
DI CORRESPONSABILITÀ EDUCATIVA

by Admin · agosto 10, 2015

In questi giorni girano mail e messaggi sui social che invitano i genitori a non firmare il patto di corresponsabilità educativa (PEC), documento che le scuole (solo quelle medie inferiori e superiori) propongono per legge alle famiglie all’ iscrizione dei loro figli.

Il Patto di corresponsabilità è un documento che dal 2008 (art. 3 D.P.R. 21 novembre 2007 n. 235) viene firmato da genitori, scuola e alunni; regola i rapporti tra queste tre componenti esplicitando gli impegni che devono essere rispettati da alunni, genitori ed insegnanti: gli alunni si impegnano a studiare, rispettare le regole della scuola; le famiglie si impegnano a collaborare con gli insegnanti facendo andare regolarmente gli alunni a scuola, facendoli studiare ecc.; gli insegnanti si impegnano a fare il proprio lavoro con serietà, a dialogare con le famiglie, a sorvegliare gli alunni per la loro incolumità ecc.

Tutto questo all’interno di una cornice educativa da condividere.

Spesso è inserito nel regolamento di istituto e volte lo abbiamo firmato in automatico nelle prime pagine del libretto dei nostri figli.

Nella nota ministeriale a commento del Patto (4/7/2008), inoltre, si precisa che “al raggiungimento degli obiettivi della scuola è chiamata l’autonomia scolastica, che consente alle singole istituzioni scolastiche di programmare e condividere con gli studenti, con le famiglie, con le altre componenti scolastiche e le istituzioni del territorio, il percorso educativo da seguire per la crescita umana e civile dei giovani”.

Può essere, quindi, a tutti gli effetti un ottimo strumento per condividere una buona corresponsabilità educativa con le scuole. Certo si deve leggere con attenzione per verificare le linee educative proposte e si può anche decidere di non firmarlo.

Molti dirigenti non lo sottopongono alle singole famiglie perché spesso si ritiene condiviso in uno con il POF ed il regolamento di istituto all’atto dell’iscrizione, ma in tal caso si può richiedere di visionarlo – se non fosse pubblicato sul sito della scuola – perché proporlo alle famiglie a tutti gli effetti è un obbligo.

L’attivismo di tante associazioni LGTB ed il diffondersi delle teorie gender nella scuola ha inferto una grave ferita alla corresponsabilità educativa che, nonostante tutto, deve continuare ad essere esercitata dall’alleanza tra genitori, insegnanti, dirigenti.

Il Patto di corresponsabilità è uno strumento importante che va letto e usato con intelligenza.

Non è condivisibile l’invito a priori a non firmarlo.

Se vi si ravvisano criticità (così come nel POF), vanno, nell’esercizio dei propri diritti e responsabilità, opportunamente fatte presenti.

Va inoltre tenuto presente che se sono molti gli insegnanti e dirigenti già influenzati dal pensiero unico del gender, molti di più sono quelli che ignorano il problema e, se adeguatamente informati, possono diventare importanti alleati dei genitori.

Per questo, un approccio iniziale di diffida nei loro confronti, chiuderebbe la possibilità di dialogo e collaborazione e, alla corresponsabilità educativa già gravemente messa in pericolo, paradossalmente saremmo noi genitori ad infliggere un altro pesantissimo colpo.

Attenzione a non diffondere dunque iniziative infondate ed allarmistiche che potrebbero rivelarsi dei veri e propri boomerang. Sia molto chiaro però che non è da confondere la prudenza con il conformismo.

Nell’anno scolastico che si apre dovremo essere ancora più vigili ed assertivi, ma senza mettere a rischio una collaborazione equilibrata tra genitori ed insegnanti: sarebbero proprio i nostri figli i primi a rimetterci.

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