Roma, lezione gender coi nostri soldi

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del quotidiano romano Il Tempo. In giorni in cui l’amministrazione capitolina è travolta dalla bufera dell’inchiesta “mafia capitale”, i politici non trovano nulla di meglio che insegnare ai propri dipendenti… l’ideologia gender. Evidentemente è un passo necessario oggi per chi vuole far carriera in politica. Ricordiamoci tutto, specialmente quando andiamo a votare.

04/06/2015 06:02

IL NUOVO VOLTO DELLA CAPITALE

Lesbiche, gay, bisex, trans.
Lezioni di “gender” ai dipendenti comunali

Dieci corsi curati dall’università di Bologna rivolti al personale che lavora con il pubblico

Un ingresso degli uffici del Comune di Roma

Dipendenti capitolini a lezione di “approccio” al mondo gender. È in corso in questi mesi un programma di formazione per alcuni dipendenti capitolini per aiutarli ad avere un approccio più consapevole verso il mondo gender – ha annunciato l’assessore al Patrimonio con delega alle Pari opportunità di Roma Capitale, Alessandra Cattoi, durante la conferenza stampa di presentazione del Roma Pride alla Città dell’altra economia a Testaccio – questo per abbattere i pregiudizi e per rendere la vita più semplice sia all’utenza, ma anche ai lavoratori stessi». Già in passato, ricordiamo, a Palazzo Senatorio cercavano un esperto in «tematiche Lgbt», ovvero Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, una figura professionale che il direttore di Risorse Umane avrebbe dovuto individuare all’interno dell’amministrazione «per le esigenze del dipartimento Servizi Educativi e Scolastici, giovani e pari opportunità», cioè quello giudato dall’assessore Cattoi.

Tornando all’ultima iniziativa, si tratta in totale 10 corsi, curati dall’università di Bologna, rivolti alle categorie di dipendenti che per mansioni si trovano più a stretto contatto col pubblico, in particolare il personale capitolino a cui è rivolta la formazione comprende operatori della Polizia municipale, assistenti sociali, funzionari amministrativi degli uffici Anagrafe e dell’Uro e operatori dei Centri di orientamento al lavoro.

«Ai lavoratori – ha continuato la Cattoi – verranno spiegati molti aspetti relativi al “gender”: dalle terminologie alla conoscenza delle varie categorie».

I moduli formativi riguarderanno così «la normativa nazionale e internazionale in materia; le differenze e discriminazioni di genere, di orientamento affettivo e sessuale; omogenitorialità e presa in carico di nuove configurazioni familiari; rete dei servizi LGBT e presa in carico di vittime di omofobia e transfobia; transessualità – spiegano dal dipartimento Patrimonio – durante le lezioni vengono presentati studi di caso e testimonianze correlate ai temi affrontati e alla pratica professionale del gruppo formato».

Erica Dellapasqua

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