TUTTI A ROMA – 20/06/2015

Intervista al portavoce Gandolfini

In tre minuti Massimo Gandolfini, il portavoce del Comitato Organizzatore “Difendiamo i nostri figli”, spiega i contenuti della prossima manifestazione del 20 giugno. Tutti a Roma! Dopo il video dell’intervista, trovate una presentazione del portavoce stesso

Gandolfini

Portavoce del comitato è Massimo Gandolfini.

Massimo Gandolfini nasce a Roma il 31 agosto del 1951, da madre romana e padre mantovano. La famiglia, da sempre, risiede a Brescia.

Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Nel 1990 vince il Concorso Nazionale di Idoneità a Primario in Neurochirurgia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano.

Nel 1977 si sposa e, dopo qualche anno, adotta una bimba in Perù. È la prima adozione, cui seguiranno altre sei adozioni: due bimbi brasiliani e quattro italiani. Oggi i primi quattro figli (due femmine e due maschi) sono sposati e, quindi, i coniugi Gandolfini sono nonni di sei nipotini. In particolare, l’ultima figlia, che oggi ha 22 anni, ha richiesto un accudimento davvero speciale ed intensivo: per una grave sindrome polimalformativa ha dovuto sottoporsi a 34 interventi chirurgici maggiori, che ha potuto affrontare e sostenere anche grazie ad un grande “lavoro di squadra” di fratelli e genitori. Tanta sofferenza, certamente, ma anche tanta condivisione, aiuto, sostegno. In una parola, tanto amore. Durante la guerra in Kosovo, i coniugi Gandolfini hanno compiuto anche una adozione “a distanza”: un bimbo kosovaro, orfano di guerra, che oggi è diplomato ragioniere, con una sua famiglia. I piccoli/grandi miracoli della solidarietà!

Sul piano professionale, Massimo Gandolfini si dedica in modo particolare allo studio dei “comi” e dei “disturbi prolungati” di coscienza, in costante collaborazione con i più grandi centri mondiali in tema.

Nell’ambito del dibattito in corso sul tema “teoria di gender” è uno dei massimi esperti in ordine agli aspetti biologici e neurobiologici della strutturazione dell’identità sessuata femmina/maschio e della costruzione dell’identità di sé del bambino, durante il tempo dell’età evolutiva, sottolineando l’importanza del confronto strutturante con mamma e papà.

Il paradosso norvegese

La teoria gender è una bufala

Questo video è una lucidissima inchiesta di un giornalista norvegese sulla presunta “scientificità” della teoria gender. Ascoltando le inesistenti motivazioni dei sostenitori di questa, verrebbe spontaneo sganasciarsi dalle risate, se l’argomento non fosse terribilmente serio.

Francesco contro l’ideologia gender

Il pontefice cattolico per il matrimonio uomo-donna

Un intervento molto importante del pontefice cattolico Papa Francesco, tanto più significativo in quanto fa seguito ad altri interventi sullo stesso argomento, e sullo stesso tenore, che si erano avuti recentemente. La ripetizione continua di questa chiara posizione di rifiuto al gender equivale ad un esplicito invito a tutti i cattolici, soprattutto ma non solo, a mobilitarsi.

Porto Rico, 09 giugno 2015

Papa Francesco: no all’ideologia gender, custodire il matrimonio uomo-donna

Lo ha affermato con forza il Santo Padre nel discorso ai vescovi di Porto Rico ricevuti in visita ad Limina. Il Pontefice ha dedicato una parte importante del suo intervento proprio alla pastorale familiare.

“Permettetemi di richiamare la vostra attenzione sul valore e sulla bellezza del matrimonio. La complementarità tra l’uomo e la donna, vertice della creazione divina, è oggi messa in discussione dalla cosiddetta ideologia di genere, in nome di una società più libera e più giusta. Le differenze tra uomo e donna non sono per la contrapposizione o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a “immagine e somiglianza” di Dio. Senza la reciproca dedizione, nessuno dei due può comprendere nemmeno se stesso in profondità”. Lo denuncia Papa Francesco in un messaggio ai vescovi di Porto Rico ricevuti in visita ad Limina.

Papa Francesco contro la colonizzazione gender

Un’idea molto chiara

Queste poche parole del pontefice cattolico, concesse all’interno di un’intervista durante un viaggio in aereo, dimostrano che ha idee molto chiare sull’argomento, anche per ciò che riguarda le modalità pratiche con cui l’infernale ideologia gender viene introdotta: praticamente sempre, si tratta di sotterfugi, ricatti, imbrogli. Per introdurre subdolamente un’ideologia cui il popolo nella stragrande maggioranza sarebbe contrario.

NON VOTIAMO Cosolini Roberto

Cosolini

Sindaco di Trieste, del PD. Qui lo vediamo dietro lo striscione del Movimento Federalista Europeo, sigla che significa tutto e niente, dunque niente, e che serve soprattutto a fare un po’ di fumo, oltretutto tirando in ballo del tutto a sproposito una figura seria come quella del fu Altiero Spinelli. Arrosto zero. Di europeo, e del peggior europeismo esistente, il sindaco Cosolini ha soprattutto il malcelato servilismo alle direttive per l’imposizione dell’ideologia gender, contro l’identità sessuale dei bambini e contro la famiglia, tipiche degli organismi UE che si occupano di scuola.

Per farvene un’idea, riportiamo alcuni brani da una sua recente dichiarazione:

  • “…siamo convinti di quanto ha fatto Trieste introducendo IL GIOCO DEL RISPETTO…” . Si noti la maiuscola, come se stesse parlando di chissà quale capolavoro che mancava all’umanità. Ma evidentemente era qualcosa per lui di grande e necessario: dunque non è pentito, anzi…
  • “…noi per primi dobbiamo … non aver paura di costruire nuove strade per educare gli adulti di domani…”. Dunque, conferma che si tratta di nuove strade, che dunque essendo tali vengono intraprese per smentire le vecchie strade, che erano quelle nelle quali si chiamava uomo l’uomo e donna la donna, e nelle quali, secondo lui, non esisteva il RISPETTO! Mentre tutti possono osservare e ricordare che una volta c’era molto più rispetto da tutti verso tutti, ed è stato così per centinaia di migliaia di anni, prima che arrivasse il gender.
  • Abbiamo piena fiducia nel lavoro che hanno fatto gli esperti con questo gioco, di valore scientifico e documentato, che educa al rispetto di genere superando gli stereotipi … Il Gioco del Rispetto non affronta né il tema della sessualità né quello della composizione della famiglia”. E disegnare il “calciatore” e la “calciatrice” non è affrontare il sesso (parola non più usata: si parla di genere perché si deve inoculare nel bimbo il concetto di sesso come fatto non dipendente dalla natura, ma da una scelta personale) sia pure in maniera distorta? Parole prive di senso anche le seguenti, per chi conosca l’argomento: in realtà la sola scientificità che si ravvisa in questo gioco è il metodo razionale con cui si mira allo scardinamento della psiche dei nostri bambini. E Cosolini, da vecchio volpone della politica, non può non rendersene conto.

 

NON VOTIAMO Martini Fabiana

Martini

Attuale vicesindaco di Trieste. Dopo essersi adoperata, con tutta la Giunta Comunale, per far passare il famigerato “Gioco del rispetto”, e l’ideologia gender in esso chiaramente contenuta, all’interno delle scuole materne, ha avuto la sfacciataggine, dopo la protesta dei genitori, di dichiarare per iscritto che detto gioco “è un progetto completamente estraneo al recente e controverso dibattito sul gender”.

La tipica “faccia di bronzo”. E pensare che questa signora è stata responsabile del settimanale cattolico Vita Nuova dal 2000 al 2010. Come si cambia…

NON VOTIAMO Cattoi Alessandra

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In politica col PD da anni. Attualmente Assessore al Patrimonio (sic!) del Comune di Roma, con delega alle Pari Opportunità. Si è distinta recentemente per l’iniziativa del suo assessorato di insegnare il gender a tutti i dipendenti comunali. Nella fotografia, si noti la non visibilità della bandiera italiana, mentre lei sorride orgogliosa accanto a quella dell’Unione Europea. E’ quello il suo padrone.

Vedi il nostro articolo: Roma, lezione gender coi nostri soldi

 

Roma, lezione gender coi nostri soldi

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del quotidiano romano Il Tempo. In giorni in cui l’amministrazione capitolina è travolta dalla bufera dell’inchiesta “mafia capitale”, i politici non trovano nulla di meglio che insegnare ai propri dipendenti… l’ideologia gender. Evidentemente è un passo necessario oggi per chi vuole far carriera in politica. Ricordiamoci tutto, specialmente quando andiamo a votare.

04/06/2015 06:02

IL NUOVO VOLTO DELLA CAPITALE

Lesbiche, gay, bisex, trans.
Lezioni di “gender” ai dipendenti comunali

Dieci corsi curati dall’università di Bologna rivolti al personale che lavora con il pubblico

Un ingresso degli uffici del Comune di Roma

Dipendenti capitolini a lezione di “approccio” al mondo gender. È in corso in questi mesi un programma di formazione per alcuni dipendenti capitolini per aiutarli ad avere un approccio più consapevole verso il mondo gender – ha annunciato l’assessore al Patrimonio con delega alle Pari opportunità di Roma Capitale, Alessandra Cattoi, durante la conferenza stampa di presentazione del Roma Pride alla Città dell’altra economia a Testaccio – questo per abbattere i pregiudizi e per rendere la vita più semplice sia all’utenza, ma anche ai lavoratori stessi». Già in passato, ricordiamo, a Palazzo Senatorio cercavano un esperto in «tematiche Lgbt», ovvero Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, una figura professionale che il direttore di Risorse Umane avrebbe dovuto individuare all’interno dell’amministrazione «per le esigenze del dipartimento Servizi Educativi e Scolastici, giovani e pari opportunità», cioè quello giudato dall’assessore Cattoi.

Tornando all’ultima iniziativa, si tratta in totale 10 corsi, curati dall’università di Bologna, rivolti alle categorie di dipendenti che per mansioni si trovano più a stretto contatto col pubblico, in particolare il personale capitolino a cui è rivolta la formazione comprende operatori della Polizia municipale, assistenti sociali, funzionari amministrativi degli uffici Anagrafe e dell’Uro e operatori dei Centri di orientamento al lavoro.

«Ai lavoratori – ha continuato la Cattoi – verranno spiegati molti aspetti relativi al “gender”: dalle terminologie alla conoscenza delle varie categorie».

I moduli formativi riguarderanno così «la normativa nazionale e internazionale in materia; le differenze e discriminazioni di genere, di orientamento affettivo e sessuale; omogenitorialità e presa in carico di nuove configurazioni familiari; rete dei servizi LGBT e presa in carico di vittime di omofobia e transfobia; transessualità – spiegano dal dipartimento Patrimonio – durante le lezioni vengono presentati studi di caso e testimonianze correlate ai temi affrontati e alla pratica professionale del gruppo formato».

Erica Dellapasqua