L’OMS e il bambino denudato

In memoria di Gilberto Gobbi

Il libro di Gilberto Gobbi.

Il libro di Gilberto Gobbi.

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Qualche settimana fa, è morto Gilberto Gobbi.

Era un valente psicologo-psicoterapeuta, e sessuologo clinico.

Ebbi il piacere di conoscerlo nel 2016, in occasione di una conferenza, organizzata dal Comitato Genitori di Trieste, contro il famigerato “Gioco del Rispetto”, una di queste iniziative “gender-progress” dove si insegnano cose come travestire i maschietti da femminucce e viceversa.

Il suo impegno contro l’ideologia gender e contro la manipolazione dei bambini nelle scuole è stato lodevole e costante.

Ha scritto anche questi altri libri:

  • VERSO LA VITA. Percorsi di crescita per il preadolescente e la sua famiglia” (2012);

  • SESSO O AMORE. L’importanza dell’identità psicosessuale” (2014);

  • SPOSARSI O CONVIVERE OGGI. Le radici, le ragioni, gli orizzonti di una scelta” (2015).

Gilberto Gobbi

Gilberto Gobbi

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Mi sembra doveroso, come maniera migliore di ricordarlo e rendergli il giusto omaggio, offrire una recensione del suo libro “IL BAMBINO DENUDATO – L’educazione sessuale secondo le schede dello Standard/OMS”, un libro che tutti i genitori dovrebbero leggere.

IL LIBRO

Il libro è una critica puntuale delle linee direttive della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che vengono da Gobbi bollate, nella sostanza e soprattutto, come politico-ideologiche e a-scientifiche.

Dice infatti Gobbi:

Le informazioni propinate dallo Standard… non si può assolutamente dire che siano neutrali: è impensabile proporre un programma di educazione sessuale più ideologizzato di così e più riduttivo del mistero della sessualità umana.”

Propongo ai nostri amici la prefazione di Massimo Gandolfini, neurochirurgo e neuropsichiatra, con l’auspicio che funga da stimolo a leggere il libro.

Nell’estate del 2013, nel silenzio più assoluto e senza che nessuna famiglia italiana sapesse nulla di quanto stava accadendo (scolari, studenti e genitori in vacanza), le scuole della Repubblica di ogni ordine e grado, venivano invase da anonimi libretti dal titolo rassicurante: “Educare alla diversità”. Lo scopo ufficialmente dichiarato non poteva che riscuotere piena condivisione da parte di chiunque, dato che si volevano proporre percorsi educativi finalizzati al contrasto di ogni forma di discriminazione, violenza e bullismo. Anzi non poteva che essere nobile dovere della scuola farsene carico.

Oltretutto, ad ulteriore garanzia, spiccava sul frontespizio il logo dell’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale. Insomma, c’era di che stare assolutamente tranquilli in ordine alla bontà dell’iniziativa. Ma, come spesso accade, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”: bastò aprire e leggere qualche pagina per comprendere immediatamente che la realtà era ben altra. Sotto la nobile maschera dell’antidiscriminazione si celava il pericoloso volto dell’ideologia “gender”, con tutti i suoi correlati della molteplicità delle identità di genere e di orientamento sessuale. Una rapida ricerca ci portò ad individuare in breve tempo il testo ispiratore dell’intera strategia: “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, 2010, che il governo italiano di quel tempo aveva deciso di chiudere in un cassetto, senza dargli corso. Ma, come tutti ben ricordiamo, nel caos politico legato alla caduta del governo Monti, il Dipartimento delle Pari Opportunità – la cui delega era stata assunta dal Ministro del Lavoro – decide di riprendere in mano il documento europeo, incaricando l’UNAR di scrivere una “Strategia Nazionale per il contrasto alla discriminazione e bullismo per identità di genere ed orientamento sessuale”. Ovviamente, il primo destinatario non può che essere l’agenzia educativa per eccellenza: la scuola, cominciando dalla scuola primaria. Come si suole dire, quando si fa qualcosa, bisogna farla bene e quando si tratta di “indottrinamento”, prima si comincia e meglio è.

L’ulteriore cronologia e i contenuti preoccupanti e pericolosi sono ottimamente descritti in questo libro, la cui lettura è certamente consigliata a tutti gli educatori, nell’accezione più ampia del termine. Cominciando proprio dai genitori cui spetta il “dovere/diritto” di educare i propri figli, come sancito dall’articolo 30 della nostra Costituzione. L’Autore ha la rara dote di saper coniugare conoscenza storica, competenza professionale, rigorosità di analisi e semplicità di esposizione e di comunicazione, grazie all’enorme bagaglio di esperienza diretta del mondo “famiglia/scuola”, che caratterizza il suo curriculum vitae. Ne consegue una lettura facile ed attraente, pur dovendo trattare di temi complessi e soprattutto coinvolgenti il cuore e la mente di ciascun educatore. E’ in gioco l’antropologia stessa della persona umana e di quell’istituzione giuridica che sta a fondamento della nostra società: la famiglia. Famiglia “società naturale”, come la definisce la nostra Costituzione, che l’ideologia gender con i suoi correlati pratici – culturali, giuridici e addirittura legislativi – cerca e vuole distruggere. O meglio “decostruire”, volendo utilizzare un verbo tanto caro agli ideologi di gender.

Il progetto occulto del gender è la volontà di ferire mortalmente la meravigliosa complementarietà dei sessi, la loro unità nell’amore, la loro vocazione ad una completezza – fisica, psichica e spirituale – che accende la scintilla della vita. Amore ricevuto, amore condiviso, amore donato: tre fondamenti dell’umano, universalmente riconosciuti e condivisi nella storia come intrinsecamente “buoni” ed indissolubili dalla felicità, che ognuno di noi ha scoperto e provato donando sé stesso nell’oblio del proprio egoismo ed amando.

Il Gender considera questa realtà mere costruzioni sociali/culturali, prive di bontà immanente e – soprattutto – antitetiche alla parità ed ai diritti del singolo e, in quanto tali, discriminatorie. Quindi da abbattere. Siamo all’alba tragica di una nuova etica che – attraverso la decostruzione antropologica del maschile/femminile, perpetrata utilizzando lo strumento dell’educazione scolastica delle nuove generazioni- si prefigge di costruire l’uomo “nuovo”: non più persona, ma individuo-cittadino, libero e liberato da ciò che è per natura (femmina o maschio), asessuato o pansessuato, radicalmente indifferenziato, titolare dell’inviolabile diritto di autodeterminarsi con la pretesa che ogni desiderio egoistico si trasformi in diritto esigibile e garantito.

Con la grande lucidità intellettuale, culturale e pastorale che ha sempre caratterizzato la sua intera vita, Papa Benedetto XVI, rivolgendosi alla Curia Romana, il 21 dicembre 2012 ebbe a dire: “L’ideologia di genere è la più grande sfida che la Chiesa ha di fronte”. Non è esagerato, quindi, affermare che ci troviamo dinnanzi ad uno dei più grandi tentativi di trasformazione sociale e culturale di tutti i tempi, che ha la potenza dell’irruzione nel cuore delle nostre famiglie. Il primo dovere di ognuno di noi è “conoscere”: non c’è giudizio retto senza conoscenza, e la pericolosissima tattica del gender è di presentarsi “mascherato”, soprattutto nelle nostre scuole. La maschera del gender ha tanti nomi: uguaglianza, parità, equità, libertà di scelta, diritti, autodeterminazione, non discriminazione, emancipazione e promozione della donna, lotta al bullismo ed alla violenza … ma la realtà è la costruzione dell’umano, a partire da ciò che di più umano esiste, l’identità sessuata e la meravigliosa complementarietà dei sessi.

Questo bel libro ci conduce a capire, con chiarezza e semplicità, la vera posta in gioco, offrendo ad ogni educatore l’alfabeto per leggere correttamente la verità: esistono uomini e donne, non “generi”, né sfumature arcobaleno di ontologie variabili, oggetto di manipolazioni arbitrarie ed ideologiche.

La virtuosa alleanza genitori/educatori, famiglia/scuola, è la proposta che questo libro lancia al mondo civile, consapevole che nel momento della “menzogna universale, il coraggio della verità è un’azione rivoluzionaria”.

Massimo Gandolfini – Neurochirurgo, neuropsichiatra

Questo è il video della ottima relazione di Gilberto Gobbi al succitato convegno di Trieste, contro il “Gioco del Rispetto” e contro l’ideologia gender.

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